|
|
Menù
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
 |
|
Feedback
|
 |
|
| Se desiderate farci sapere la vs. opinione su qualche argomento, potete utilizzare questo riquadro.Grazie per il vostro commento! |
|
|
|
 |
 |
|
 |
|
 |
|
 |
 |
|
GLI INTERVENTI DEI SOCI
|
 |
|
| Turismo e marketing - venerdì 9 dicembre 2011 In Alto Adige sono dei veri maestri.
Hanno fatto del marketing e delle scelte oculate degli eventi una scuola di vita.
E così hanno ottenuto risultati per i più non solo insperati, direi piuttosto impensabili. Sen’altro fuori dalla nostra portata, a Piacenza.
Perché dico questo?
Perché l’associazione “Piacenza che Verrà” mi ha chiesto cosa si può fare oggi per rendere più “viva” e più appetibile sul mercato la nostra città.
Il mio primo pensiero è corso veloce alla città di Bolzano.
Dove ho lavorato per anni e dove, ultimamente, ho ripreso una consulenza in ambito turistico.
Non scorderò mai quando 21 anni fa ho contribuito al lancio dei “Mercatini di Natale”.
Bolzano fu la prima città a importare entro i nostri confini nazionali una tradizione tipica tedesca e mitteleuropea di grande successo.
Il risultato fu incredibile.
Nel capoluogo altoatesino il mese di dicembre (ai tempi quello con il minor numero di arrivi e presenze turistiche) fece letteralmente boom.
E non è un caso se la positiva esperienza dei Mercatini è stata poi copiata negli anni un po’ in tutta Italia.
E Piacenza?
La “bella addormentata”, come la definì Giorgio Bocca, si guarda allo specchio. Immobile come pochi altri centri italiani.
Spende soldi per promuovere convegni sulle proprie potenzialità.
Ma poi non ha (o dice di non avere) i fondi per metterne a frutto i risultati.
E io mi chiedo: ma c’è davvero la voglia di cambiare qualcosa qui da noi?
Certamente fino a quando pensiamo di attrarre turisti da fuori provincia lanciando solo, per esempio, mostre di artisti locali abbiamo davvero poche chance di successo. Dobbiamo, credo, seguire la strada di chi ha puntato su pochi eventi, ma di livello. Ma occorre credere in queste strategie. Tutti.
A partire dai tavoli della politica, senza nascondersi dietro alle poche risorse offerte dal Patto di Stabilità.
In molti casi basta spendere meglio le proprie risorse.
E cercare chi è disposto a finanziare eventi che danno un sicuro ritorno di immagine.
Giorgio Cannì,
giornalista esperto di marketing e di turismo,
collaboratore fisso del Corriere della Sera
|
|
| PIACENZA E LO SPORT : LA LEVA TURISTICO-ECONOMICA DI SVILUPPO. - venerdì 2 dicembre 2011 di Marco Scianò e Filiberto Putzu
Lo Sport è mezzo di integrazione sociale e culturale della politica comunale, ma è anche leva di promozione turistica e culturale.
Ma a Piacenza i grandi spazi all’aperto della città e soprattutto le manifestazioni sportive e le società sportive sono stati fino ad oggi una grande occasione mancata o non pienamente sfruttata, da parte delle amministrazioni che negli ultimi anni si sono via via succedute.
L’importante relazione annuale de ‘Il Sole 24 ore’ sugli indici di sportività, ci ha declassato in un solo anno dalla Nona (9a) alla Ventesima (20a) posizione.
Interpretando i dati, si assiste ad un peggioramento complessivo delle componenti di sviluppo dello sport, dell’impiantistica, delle attività connesse (anche e soprattutto commerciali). E’ un dato da poco solo se non si riesce incredibilmente a capire quello che è ormai scontato, e cioè che lo sport rappresenta uno dei maggiori fattori economici.
Nulla si inventa, bisogna usare conoscenza, intelligenza e voglia di fare. A Parma sono diventati città europea dello sport pur non disponendo di eccellenze sportive in tutti gli sport, diversamente da noi. E i risultati si sono visti, economici, turistici, di notorietà: niente peripezie, solo piani intelligenti e idee divenute realtà. A Trento, Bolzano, Rimini hanno fatto dello sport un fenomeno di crescita.
Ecco quindi che un piano strategico per la nostra città non può nascere altro che con intenti che abbiano risvolti economici e turistici, sfruttando quella che possiamo definire la “leva sportiva”.
La leva sportiva. Lo sport per un Comune, non può più essere ridotto e ricondotto allo ‘stemmino’ dato come patrocinio o al contributo elargito annualmente alle associazioni e società sportive (tra l’altro sempre più risicato per via di tagli alle spese). Lo sport per un Comune deve essere un Investimento. Come tale, e come in un’azienda, deve produrre: produrre un movimento sportivo maggiormente contento, strutture ed impianti più funzionali, attività di marketing capaci di creare turismo e fenomeni sociali (coinvolgimento popolazione, manifestazioni in ogni quartiere..). Questo accade nelle città più virtuose, e i risultati si vedono !!. Come si può fare ? Affidandosi a chi ha già esperienza in questo campo, ascoltando direttamente le società sportive, oggi interlocutori sordi e mai stimolati (gli Stati Generali dello sport sono ovunque pensati, e da noi mai fatti…). Infine, ma non per minore importanza, la sinergia con il CONI provinciale, con l’Università, con le Federazioni e con gli organi istituzionali delle altre città, province e regioni è fondamentale: le pubbliche relazioni, spesso, favoriscono sia le iniziative che la risoluzione dei problemi in modo molto più efficace e efficiente. E con la preannunciata chiusura dei comitati provinciali del CONI, gli assessorati dovranno accollarsi nuovi compiti e responsabilità.
PiacenzA1. La nostra città è una città da A1, non solo per la posizione logistica che farebbe invidia a chiunque (pensiamo a città scomode da raggiungere), ma per l’eccellenza dello sport. Quanti possono vantare 5 squadre quasi al ‘top level’ sportivo? Due squadre di volley in A1, una squadra di basket in Legadue, una squadra di rugby in A1, una squadra di baseball in A2 e poi il Piacenza calcio e un movimento calcistico imponente, la pallanuoto, il tennis, la scherma e l’atletica, la grande boxe e così via. Un bacino su cui nessuno ha incredibilmente investito, ma che ha potenzialità per ritorni economici e di marketing territoriale fuori dall’immaginabile. Commercianti ed industriali, anche tramite le associazioni di categoria, devono essere coinvolti in un piano di marketing strategico che porti ritorni turistici ed economici. Sembra scontato, ….ma a Piacenza pare non esserlo.
Gli impianti sportivi e i rapporti con industriali ed investitori nello sport e nel nostro territorio. La gestione degli impianti comunali è stata fino ad oggi frutto dell’improvvisazione. E’ mancata cioè, un’attenta programmazione, una visione complessiva dell’importanza che la pratica sportiva può rivestire nella nostra città. Si è pensato solamente a gestire e non a programmare. Negli ultimi 5 anni abbiamo visto un’impennata degli investimenti nel settore sport grazie ad imprenditori , quasi sempre lasciati soli ma che hanno destinato notevoli risorse, spesso a fondo perduto, nello sport e nel nostro territorio, senza che i loro preziosi (quanto unici e rari in questo periodo) apporti di capitale fossero strategicamente usati come investimenti comunali. Insufficienza di sinergie, che ad oggi hanno prodotto solo risultati sportivi (la componente che oggi c’è e domani chissà).
Non dobbiamo e non possiamo permetterci di andare incontro al domani con rassegnazione. Disponiamo di idee, intelligenze e valori sui quali progettare nuove sfide e una nuova unità territoriale. Lo sport è un’importante leva. Scommettiamo su idee nuove, scommettiamo su Piacenza, scommettiamo sulla Piacenza che verrà.
Marco Scianò, consulente sportivo Filiberto Putzu, consigliere comunale del Comune di Piacenza
Piacenza, 27 novembre 2011.
|
|
| Intervento di Giorgio Cannì - venerdì 2 dicembre 2011 Ci sono slogan che garantiscono e trasmettono certezze: “Piacenza che verrà”; ci sono slogan che paiono al massimo una speranza: “Piacenza che vorrei”. È una questione di programmi e, anche, di stile. Differenze che si possono ben comprendere e capire subito se si prende in considerazione qualche passaggio fondamentale che spiega le diverse storie e le diverse dinamiche ispiratrici. “Piacenza che verrà” nasce quattro anni fa come un’associazione di cittadini che si propongono di sviluppare iniziative socio-economiche per lo sviluppo del nostro territorio. Un’associazione, dunque, che propone nuove prospettive e soprattutto un modello nuovo di crescita per la città. Obiettivo diventare un punto di riferimento, una sorta di “marchio di qualità” che, partendo dal basso, sarà in grado di ridare stimoli a tutti quei (tanti) concittadini che hanno perso fiducia nei confronti delle istituzioni e della politica dei partiti. Si tratta insomma di un approccio culturale-politico che consente di ascoltare e dare voce alle proposte e ai bisogni della gente. Non mancano i sondaggi aperti a quanti vogliono esprimere i propri giudizi o condividere idee o aspettative. E si crea così un modo concreto per contribuire attivamente alle scelte di chi ci amministra, consentendo il miglior sviluppo possibile del nostro territorio. Veniamo a “Piacenza che vorrei”. Il condizionale nello slogan è d’obbligo per chi fonda un movimento solo ed esclusivamente in vista di elezioni politiche. Come dire: quello che ti piacerebbe è una cosa, quello “che verrà” sarà probabilmente deciso in altre sedi. Come dicevamo è una questione di programmi e, anche di stile. La cosa che ci fa sorridere (e ci lusinga) è che fra tanti slogan possibili se ne è scelto proprio uno che, guarda caso, ricorda “Piacenza che verrà”. È un po’ forse come chi, per vendere meglio borse taroccate, deposita un marchio che ricorda e si confonde con qualche nome storico e blasonato? Una cosa è certa: “Piacenza che verrà” non teme una siffatta concorrenza e rimarrà fedele a uno dei suoi principi ispiratori: dare voce alle proposte e ai bisogni della gente per far sì che la politica e le sue scelte siano davvero più vicine e condivise.
|
|
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
 |
|
 |
 |
|
Comunicato stampa 9 novembre 2011
|
 |
|
COMUNICATO STAMPA
NON FACCIAMOCI SCIPPARE PIACENZA
In questi giorni si sta avviando a conclusione la fase preliminare del nuovo piano regolatore, in termini tecnici Piano Strutturale Comunale, o Psc. Non deve ingannare il termine "preliminare", quasi che si trattasse di una fase transitoria e poco rilevante. Infatti in questa fase vengono raccolte le osservazioni ed i pareri che contribuiranno alla stesura del documento definitivo. Il primo rilievo é che, a parte l' interesse di qualche addetto ai lavori e di coloro che per interessi diretti o indiretti sono coinvolti nella stesura del piano, il procedimento si avvia verso la sua fase conclusiva senza che i cittadini si siano realmente resi conto di quanto sta accadendo. Basta infatti interrogare semplici cittadini per rendersi conto del loro oggettivo non coinvolgimento. Si sta decidendo il futuro urbanistico, e quindi ambientale, sociale ed economico della nostra cittá, senza che la gente possa, come dovrebbe, discutere della proposta elaborata dall'attuale Amministrazione. Proposta nel concreto impossibile a valutarsi. Infatti il documento, pubblicato peraltro solo on line, risulta mastodontico nelle sue dimensioni (4 volumi, parecchie centinaia di pagine) e quindi disorientante e sostanzialmente incomprensibile alle persone comuni. Inoltre la tempistica del nuovo Psc risulta fortemente sospetta. Ne viene proposta l'approvazione a pochi mesi dalla fine del decennale mandato amministrativo del centrosinistra, appena prima delle elezioni primaverili.
Non solo.
A farsene portavoce in una dozzina di incontri ufficiali é l'attuale vicesindaco, certamente nell'ambito delle sue attuali funzioni, ma quasi fosse l'anticipazione del suo programma di governo, essendo egli stesso uno dei principali candidati a sindaco del centrosinistra.
Programma elettorale - se fosse- molto sbilanciato a favore dell'edilizia, assoluta protagonista del nuovo piano regolatore cosí proposto.
Giova ricordare ció che avvenne nel 2002 appena prima delle elezioni comunali.
La proposta di un recupero edilizio dell'area ex Unicem ... un connubio di intenti con la politica... i risultati attuali (un quartiere che non ha portato alcun valore aggiunto alla cittá)... i vincoli futuri (un nuovo palazzo degli uffici comunali nelle immediate vicinanze).
Come associazione civica contestiamo questo modo di governare la "cosa pubblica". Non vogliamo che la politica con l'assenso di pochi soggetti "coinvolti" decida le sorti della nostra cittá. Non facciamoci scippare Piacenza
Associazione Piacenza che verrà Il Presidente Firmato Luigi Mori
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
 |
|
 |
 |
|
I risultati del sondaggio!
|
 |
|
| Qui si vive bene ma non se sei giovane - venerdì 25 giugno 2010
Presentati i risultati del sondaggio di "Piacenza che verrà".
Hanno risposto 565 cittadini
Ok su verde, servizi sociali e sport; male turismo, sviluppo economico, smog, politiche giovanili
Piacenza promossa per qualità della vita, dimensione, verde pubblico, servizi sociali, strutture sportive e attenzione al volontariato. Bocciata, in alcuni casi con voti bassi, per capacità turistico-attrattiva, sviluppo economico, opportunità per i giovani, viabilità, inquinamento, integrazione multietnica.
Sono i risultati del sondaggio dell'associazione Piacenza che verrà: 565 i cittadini che si sono pronunciati, 53 on line e i restanti 512 nel corso del banchetto organizzato in centro storico un paio di settimane fa. «Un campione non scientifico ma significativo - hanno spiegato i responsabili dell'associazione nel corso della presentazione - che fornisce molti spunti su cui riflettere».
A tracciare il bilancio è stato il presidente Luigi Mori:
«Il primo dato che emerge è quello più generale: secondo la stragrande maggioranza degli intervistati, Piacenza può e deve migliorare. Un punto di partenza non critico ma oggettivo, occorre attrezzarsi con il contributo di tutti per poterlo fare e rispondere ai bisogni dei cittadini». Nello specifico, ci sono voti alti per la qualità della vita, i servizi sociali e soprattutto per l'attività del volontariato, considerato un fiore all'occhiello.
«Purtroppo però - ha aggiunto Mori - ci sono alcuni temi che ci vedono molto carenti: il tema dell'economia, forse anche a causa della crisi, è molto sentito e giudicato negativamente. Poco spazio per i giovani e le opportunità di sviluppo. Male anche l'integrazione e l'inquinamento. Noi ci proponiamo come uno di quei soggetti che vuole partecipare al dibattito per risolvere queste criticità».
Una lettura più politica è stata data dal consigliere comunale del Pdl e fondatore di Piacenza che verrà Filiberto Putzu:
«Ci sono alcuni risultati che un po' stupiscono: dagli intervistati, ad esempio, il centro storico non è considerato così malmesso come si dice e la sicurezza non è ritenuta un allarme così forte. In generale emergono comunque diversi elementi di insoddisfazione, viene da dire che la rotonda non imbroglia il piacentino, ossia che qualche opera pubblica ben fatta non copre le altre mancanze».
Protagonista del banchetto di raccolta dei questionari è stata senza dubbio Alessia Franchi, ventenne, miss Piacenza in carica, che dimostra di non essere solo molto bella, ma anche attenta e preparata, soprattutto sui temi che riguardano la sua generazione:
«Sono stati molti i giovani che si sono fermati e hanno risposto - ha commentato - sottolineando le problematiche che vivono quotidianamente, legate soprattutto alle loro prospettive future. Credo sia un argomento su cui la politica e non solo dovranno interrogarsi, perchè i ragazzi di oggi sono la Piacenza che verrà e hanno bisogno di attenzioni».
Michele Rancati
LIBERTA' del 24/06/2010 maggiori informazioni ...
|
|
| Risultati: l'articolo di LaCronaca di Piacenza - giovedì 24 giugno 2010
|
|
| La parola ai cittadini - mercoledì 23 giugno 2010
Ed ecco i link per scaricare tutti i dati in formato testo con tabella completa ed in formato grafico.
Per poterli leggere occorre avere installato il lettore Acrobat, liberamente scaricabile dal sito Adobe.
BUONA LETTURA A TUTTI!
|
|
|
|
|
|
 |
 |
|
 |
|